16/05/2005
REFERENDUM BIS L’alibi annacquato della legittimità costituzionale dell’astensione è un imbroglio purtroppo molto consapevole. Nessuno contesta il diritto di astenersi a una qualsiasi elezione, né l’altezza morale di certe astensioni. Però è innegabile che ci siano molti che propagandano l’astensione non come scelta più adeguata al loro pensiero, ma come scelta strategicamente più efficace, alla luce delle regole vigenti. Cosa che si può fare, per carità, basta chiamarla per quello che è. Per dire: è come essere proprietari del pallone e andarsene portandolo sottobraccio per non far giocare gli altri: si può fare, è legittimo, e la proprietà privata del pallone è riconosciuta dalle nostre società. Ma non si finga di credere nel valore morale della sottrazione del pallone, mescolandosi a persone che ci credono, nella propria astensione. Oppure: è come buttarsi a terra platealmente se si è appena sfiorati da una mela scagliata in campo, quando si è sotto di quattro gol. Si può fare, il lancio legittimerà il tre a zero a tavolino, e nessuno protesterà: ma non è molto sportivo. Accanto a gente che si astiene perché sente l’astensione corrispondente al suo pensiero, vedo un grosso partito il cui pensiero è esattamente quello del "no", ma che teme di perdere se lo esprimesse: gente che se non ci fosse il quorum, col cavolo che si asterrebbe. E non è disposta a darla vinta alla maggioranza: piuttosto si portano via il pallone. Il pallone è loro, liberissimi. E’ la democrazia, bellezza, e non è sempre molto sportiva!. Ma quando il direttore dell’Avvenire protesta contro chi critica questo modo di astenersi, e conclude dicendo "piantiamola davvero con i trucchi, ed entriamo civilmente nel merito", immagino che voglia dire che lo vedremo affrontare il merito, civilmente e senza trucchi, alle urne il 12 e 13 giugno. Giusto?
postato da: occaso alle ore 22:17 | Permalink | commenti
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