
MONICO LEWINSKY Eccolo qua in tutto il suo splendore. Guardatelo bene, perché finalmente ce lo leveremo dalle palle (perlomeno da Radiodue, dove ha rovinato per cinque lunghissime stagioni il 3131). Pierluigi Diaco, una tragicommedia mediatica ed esistenziale, un enigma che sfida le intelligenze. Bellissima la definizione di Monico Lewinsky, per questo bambino sottoprodotto dei teleschermi, sorta di pioniere del luogo comune, un esibizionista del sottovuoto spinto, un presenzialista transgenico e un presentatore telegenico che piace tanto alle bimbe, alle mamme e a Walter Veltroni (ma perché, ma perchéééé???). Diaco è il tipico vuoto banale e saccente, un esserino capace di eccitarsi l'altro giorno in diretta per aver potuto finalmente portare in radio Anna, una donna comune. Capace oggi di mettere la sua trasmissione a disposizione del centrosinistra ed indire le "primarie alla radio" (come ha ripetuto sbavando nel microfono -e quindi negli altoparlanti- per un'ora e passa). Abile confezionatore di "tanti perfetti pigiamini di saliva a chiunque sia in possesso di una briciola di potere", Diaco ha perfettamente capito che nell’Italia di oggi si sfonda soltanto con il lecchinaggio in ogni direzione, da destra a sinistra (Curzi, Ferrara, Freccero, Veltroni i suoi referenti...), e con la mancanza delle più elementari regole di buona educazione. Prima o poi qualcuno ti noterà. Mai visto un giovane di 24 anni ridotto a zerbino umano. Monico-Slurpino si sta per levare dalle palle, ma fino a quando?






