
Ed ecco Agnese!
Peso? Kg. 2,500, ma proporzionata.
Lunghezza? Cm. 46, con tanto di femore promesso.
Inizio contrazioni? Ieri sera alle 20.00, intense e regolari (ma brevi).
Prime reazioni? Pasta ai carciofi, Un posto al sole, Champions League, poi Free Cell per la mamma e playstation per il papà.
Prima telefonata in ostetricia a Tolmezzo? Ore 00.30: "Vedete voi, se continua così forse è meglio che facciate un salto qui su."
Partenza effettiva per Tolmezzo? Ore 01.36: "Bon, andiamo, al limite ci rimandano via con malagrazia".
Arrivo in ospedale? Ore 02.00, monitoraggio.
Risultato della prima visita? Dilatazione di cm. 7, "potrebbe nascere da un momeno all'altro!".
Nascita effettiva? Ore 04.09 del 26 aprile 2007, dopo poche ma sentite e urlate spinte.
Placenta? Bellissima, se così si può definire una cosa del genere.
Punti di sutura? Solo due, più per invidia che per reale necessità (parere del papà).
Prima poppata di colostro? Ore 05.10, e sembra che la bimba sia ancora lì...
Ostetriche? Bravissime, sul serio.
Contenti? Di più.
Contenti voi che leggete? Bon, adesso lasciateci dormire.

...solo per dire che a Gemona sono arrivate le rondini!

Finora tutto tranquillo, la pancia è ancora alta e l'umore pure. Mamma e papà attendono, cambiando continuamente gli abitini da mettere in borsa a seconda del tempo e degli acquisti e cuociono enormi quantità di ragù. Non disdegnano piccoli spostamenti e dosi abbondanti di cioccolato in tutte le sue forme.
Ovvero...tutto può succedere...

Visitare una sala parto prima del parto pare cosa buona e giusta alle simpatiche ostetriche del corso di preparazione. Può darsi che abbiano ragione, tuttavia nelle future mamme può creare anche qualche squilibrio (anche nei futuri papà, ma non lo ammetteranno mai...), in fondo una sala parto è in tutto e per tutto una sala operatoria, piena di oggetti, tubi e luci che, visti così inerti e in semibuio, prendono un'aria minacciosa. Tuttavia l'ospedale di Tolmezzo è dotato anche di una serie di stanze di travaglio-parto molto confortevoli, piccoli salottini con letto (e anche, peraltro, il tubone dell'ossigeno) e tutti i vari ammennicoli ostetrici che servirebbero (devono servire! serviranno!!) a rendere l'evento meno traumatico e più "naturale e fisiologico". La stanza più coerente in tutto questo è la così chiamata "Stanza Rosa", salita agli onori della cronaca anni orsono anche per una comparsata a "La vita in diretta", chèz Cucuzza. Un camerone da letto con tanto di due piazze, cassettoni e comodini, regolare culla e fasciatoio, ma soprattutto enorme vasca da bagno, quasi una piscina, per meglio travagliare. Se libera (quasi sempre, perchél'ospedale di Tolmezzo vanta il minimo dei parti annuali che serve a mantenere aperto il reparto, circa 700, e "si sa, le carniche sono contrarie ai comfort"...), si potrà utilizzare fino a 48 ore dopo il parto, babbo compreso. Praticamente, la quintessenza del parto naturale, a meno che…

…a meno che Lucy non decida, con il consenso del babbo, di fare gli esami e il colloquio con l’anestesista del suddetto ospedale, in caso voglia servirsi della iniezione peridurale. Siamo andati a questo colloquio con la ferma intenzione di: “se mai ci sarà bisogno, userai l’iniezione, ma siamo convinti che il parto naturale (la Stanza Rosa! la Stanza Rosa!) sia la cosa migliore, per noi e per la bimba”. Poi però si è presentato questo dottore-occhi-verdi e parlata profonda, un figo della madonna che ha chiacchierato con noi una mezz’oretta, costringendoci quasi a chiedere la peridurale SUBITO!, li nel suo studio!, adesso dottore adesso!! Devo dire che “non ci ha convinti ma quasi”: ma stiamo ancora cercando di capire quanto sia merito medico e quanto erotico.